Zio Paperone e l’isola senza prezzo.

ZIO PAPERONE E L’ISOLA SENZA PREZZO (Topolino 2956)

 

Pubblicata su: Topolino 2956 (24 luglio 2012)

Testo: Teresa Radice

Disegni: Stefano Turconi

Lunghezza: 31 pagine

Rating: 4,5 stelle

 

Cari lettori, oggi parliamo di un argomento inedito su questo blog, i fumetti. Nello specifico il fumetto “Topolino”, di cui sono un appassionato lettore e collezionista, ormai dal lontano 24 gennaio 1995, giorno di acquisto della mia prima copia di “Topolino”, il numero 2043.

In questi lunghi 17 anni e rotti, dei personaggi, topi e paperi, e delle storie del mondo Disney, sono diventato un vero cultore, appassionandomi ai singoli disegnatori (imparando a riconoscerne il tratto di matita e lo stile) e sceneggiatori (imparando a riconoscerne lo stile della scrittura delle storie).

 

Veniamo però alla storia a fumetti in questione.

“Zio Paperone e l’isola senza prezzo” è una di quelle storie che subito attirano l’attenzione del lettore per la qualità superiore alla media delle altre storie a fumetti del giornale a cui si è abituati.

Il tratto di matita di Stefano Turconi è limpido, senza incrostature, ma tutt’altro che asettico, anzi con uno stile inconfondibile. In questa storia, coniugato ai testi di Teresa Radice, il tratto di Turconi assume a volte movenze poetiche, così come poetica si fa la scrittura della Radice.

Una delle cose che ho apprezzato di più è la scrittura delle battute dei personaggi greci con caratteri greci. La storia è infatti ambientata in Grecia, dove zio Paperone deve concludere un affare sull’isola di Skyanthos (meta turistica frequentatissima), accompagnato dal pasticcione Paperoga. Una serie di vicissitudini aeree li porta però sull’isola di Skyphos, tutto l’opposto di Skyanthos: un’isola aspra e rocciosa, senza turisti e dal ritmo di vita scandito da abitudini ataviche, legate al mondo agricolo-pastorizio dei monti e a quello marinaro dei pescatori della costa.

Zio Paperone tenta invano per una settimana di raggiungere la sua meta, ma non riesce a muoversi in alcun modo da Skyphos. Dopo molte vicissitudini, l’uomo d’affari che doveva incontrare a Skyanthos finirà per incontrarlo a Skyphos, dove invece Paperoga (senza sapere chi fosse) ne aveva già fatto la conoscenza e ne era diventato grande amico.

In conclusione, veniamo a sapere che l’affare di cui tanto si è parlato consiste proprio nella vendita della bella e aspra isola di Skyphos a zio Paperone da parte dell’uomo d’affari greco. Lo zione compra quindi l’isola e dice di volerla visitare a fondo per decidere in che modo trasformarla in rinomata meta turistica con mega-alberghi di lusso e così via.

In realtà zio Paperone decide di non toccare nulla in quell’isola dal fascino atavico. Anzi, passeggiando per le stradine dell’isola sente dentro di sé riaffiorare i ricordi e le sensazioni di quando era un giovane (e felice) cercatore d’oro nel Klondike e nello Yukon. Si rende quindi conto del valore reale di quell’isola, quello affettivo e sentimentale, la cortesia e generosità degli abitanti, dal pastore Zotikos (attaccato alle sue pecore come lui lo è alle sue monete) al pescatore Basiliskus e sua moglie Kalliopi, fino al vecchio Kyriakos, col quale discute di numismatica, di talleri, dobloni e dracme, lire, pesetas… Capisce insomma che Skyphos è un luogo dell’anima (senza prezzo, appunto) e decide di farne la sua personale oasi di pace nella quale rifugiarsi ogni volta che lo desidera.

Bellissima la sequenza finale, di una poesia unica, con zio Paperone che passeggiando per l’isola sente riaffiorare ad ogni passo il suo felice passato e infine si siede ad un tavolo guardando il tramonto sul mare, “in pacifica attesa che si depositi il caffè”.

 

I meriti di questa storia sono senza dubbio la poesia che pervade la trama, i testi e i disegni. Poi l’emancipazione di Paperoga, che per la prima volta da non ricordo quanto tempo è parte attiva della vicenda e non semplice pasticcione inconcludente ai fini della storia.

Da menzionare anche, e soprattutto, la conoscenza che gli autori dimostrano del contesto greco, con la bellissima idea di scrivere le battute degli isolani usando le lettere dell’alfabeto greco, dando un insostituibile tocco evocativo in più alla storia e al contesto in cui si svolge.

 

Infine, in questa struggente raffigurazione della bella e atavica Grecia non si può non pensare che questa storia voglia far pensare a quanto di bello c’è in quella nazione e rischia di andare compromesso o perduto a causa della crisi economica che la attanaglia; crisi che gli altri paesi, la ricca Germania merkeliana sopra tutti, con il loro rigore senza pietà accentuano ancora di più, costringendo il governo greco a scelte di vera e propria macelleria sociale, senza rendersi conto che stanno spingendo la bella Grecia sull’orlo di un baratro senza precedenti.

Godiamoci quindi questa poetica ed evocativa storia, pensando e riflettendo mentre leggiamo anche a quel patrimonio dell’umanità che è la Grecia, culla della civiltà occidentale e patria di Eschilo, Sofocle, Euripide, Pericle, qui raffigurata nell’atavica isola di Skyphos; patrimonio che rischia di subire danni e conseguenze incalcolabili a causa della spietatezza delle leggi dell’economia e del sistema capitalistico.

Zio Paperone e l’isola senza prezzo.ultima modifica: 2012-08-31T20:14:00+00:00da arteletteratura
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